giovedì, 20 settembre 2007

è una decisione che prendo dopo giorni di pensieri, riflessioni, calcoli, ... tentata indifferenza e mascherata difficoltà, qualche tono di sbuffo e sporadiche braccia abbassate. questo blog va in archivio, per molto tempo, se non per sempre.

il problema è uno soltanto sostanzialmente, ed è venuto fuori parlando con stretti, strettissimi amici in una piacevole serata di qualche settimana fa. buona parte di voi, delle persone che frequentano il mio blog, mi conoscono da poco. non sanno chi ero prima, cercano e possono soltanto provare a capire chi sono ora. questa accezione al presente è molto importante per me, visto che in tanti, forse in troppi, quando mi parlano usano sempre il tempo passato: "tu eri", "tu pensavi", "tu dicevi", "tu facevi", ... la cosa meravigliosa in questo blog è che voi tutti vi relazionavate a me, amici passati e nuovi contatti virtuali, con il tempo presente: questo ha significato molto per me, e ve ne ringrazio come vi ho ringraziato puntualmente su ogni post.

ma questa nuova prospettiva al tempo presente ha creato una difficoltà espositiva al sottoscritto: troppe persone, che vedo e sento poco, hanno soltanto gli scritti in questi post per continuare a relazionarsi con me, e lo fanno in maniera passiva: leggono, e giudicano. senza parlare, senza cercarmi, senza chiedersi il perchè di una parola, di un concetto, di una riflessione amara, di una lacrima sintetizzata nelle parole di un blog. e questo non può andarmi bene, purtroppo. non può andarmi bene per il rispetto che ho sia di me stesso che degli altri: di me stesso, perchè so bene di non essere solo il manifesto estetico di questo blog, ma di dover necessariamente rappresentare altro per loro; sia per tutti gli altri, che magari con la perdita di questo filtro possono nuovamente interrogarsi su ernesto, che vive una quotidianità a prescindere da questi scritti. che esce, che si diverte, che conosce, che parla, che ride, che scherza, che gioca a calcio, che ... vive, non limitandosi ad esistere come tanti.

concludo ringraziandovi ancora tutti. io non perderò di vista i vostri blog, anzi: continuerò a farvi puntualmente visita. ma soprattutto, continuerò a scrivere, semplicemente non più qui. lo farò archiviando il tutto nel mio portatile. mi farebbe piacere farvi continuare ad essere giudici, critici o semplicemente partecipi di quanto scrivo. se volete, basta contattarmi: la mia email è ernestovalerio@libero.it, il mio contatto msn atelkin33@hotmail.it. mi farebbe davvero piacere, non vorrei perdere le persone e le relazioni virtuali costruite grazie a questo blog. e mi riferisco a viola, a nikotina, a sterope, a emily, ad oggettismarriti, a jack, a giangina, a puella, ad odiatosilenzio...come sono sicuro di non perdere gli amici di vecchia data che venivano puntualmente a trovarmi e che, se vorranno, riceveranno sempre i miei umili scritti: jinx, buja, samu, bomber, il morbido, silvia, anxae, cicì, igor, vanillasky, berto, ...

scusate se non vi ho citato tutti, ma sapete bene che il mio abbraccio e ringraziamento sono entrambi collettivi. non continuo a cercare nella mente l'elenco dei miei visitatori perchè sarebbe troppo difficile continuare a scrivere questo post, con le mani che tremano e l'occhio via via sempre più lucido.

grazie a tutti, davvero, e dal cuore. a presto sui vostri bog e, spero, nella mia email e su msn.

con l'affetto e la stima che mi avete concesso, vostro ernesto.

 

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mercoledì, 19 settembre 2007

sbuffava, e aveva la testa pesante. stava pensando alle complicazioni di un periodo furibondo con se stesso, con il tempo in generale, con il paesaggio che roteava. era tutto frenetico, convulso, ... un rincorrersi di burocratese tra banchi poco polverosi. la sigaretta era una falsa consolazione, il respiro a pieni polmoni un placebo dell'infanzia, il menefreghismo un eufemismo della paura. si grattava il collo, sintetizzando e materializzando le gocce di sudore freddo che si bloccavano a metà fronte, tra le rughe appena corrucciate. la mano che poi passava lì e le asciugava, lasciando quell'illusoria sensazione di fresco..altrettanto rapida nello sparire al primo fulmine di calore dello schermo. "sarà meglio andare a letto", diceva poi tra sè e sè, come invitandosi: non aveva nessuno che lo facesse, e allora autocelebrava quegli spiccioli di saggezza frivola. "sì, è proprio il caso", ripeteva poi, spegnendo la luce sul comodino e il monitor fisso, davanti a sè.

postato da: atelkin alle ore 23:24 | Permalink |
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martedì, 18 settembre 2007

conosco bene le trappole del web, meno quelle create dall'uomo. ma mi affascina più quest'ultimo, e allora mi faccio trasportare sulle onde della conversazione.

postato da: atelkin alle ore 18:27 | Permalink |
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venerdì, 14 settembre 2007

naviglio, ampi spazi, tram tamburellante. mille lingue, mille provenienze che si avvinghiano, come piante rampicanti, verso la punta degli alti palazzoni. passo veloce, busta in mano, sorriso di bellezza e soddisfazione. qualche volta, di circostanza. i-pod martellante. "prossima fermata, ...", il balbettio metallico dell'attesa, l'anziano ti fissa e non ti riconosce. ma ti parla del tempo, del caldo, del rispetto mancato dei giovani. e l'interlocutore? lo sguardo alto verso il duomo, consumazione obbligatoria ma mai negata. amicizia rinnovata, vent'anni di evoluzione relazionale sintetizzata in un abbraccio azzurro o in uno sguardo vicendevole, color seppia. grazie milano.

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martedì, 11 settembre 2007


Milano, Naviglio Pavese, Settembre 2007
Jinx & Atelkin
postato da: atelkin alle ore 09:21 | Permalink |
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sabato, 01 settembre 2007

quanto fascino con quella sigaretta in bocca. trasudi certezza, maturità. mi graffia quella cenere che balbetta sulle tue labbra, ad ogni sussulto di corde vocali. mi stuzzica quel pallore della carta che avvolge il tabacco, che si consuma lento e sfrigola di calore. mi intriga quel fascino che emanano le dita serrate intorno ad essa, immobili aguzzine di una pausa di cinque minuti. mi immobilizza quello sguardo nel vuoto, offuscato a cadenze irregolari dal fumo grigiastro che vola verso il cielo, anticipando i tuoi pensieri così volatili. accarezzami con quelle mani che spengono la sigaretta su un posacenere occasionale, solleticami con quelle dita ancora rosse per la stretta, sorridimi con quelle labbra ancora calde di filtro...

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venerdì, 24 agosto 2007
è che ti riappropri della quotidianità. è che lasci il letto sempre così, alla buona, con le lenzuola calde e la luce soffocata dalle prime nubi di fine estate. è che dopo settimane di distacco, anche una mano stretta forte ti emoziona, come non succedeva da mesi. fai caso ad ogni piccolo gesto, ogni minima perfezione del linguaggio e degli sguardi, riassapori sensazioni che la lunga relazione fa delle volte assopire. un distacco quindicinale condito dal continuo rincorrersi telefonico, dai sorrisi strozzati alla cornetta e da qualche lacrima di paura: la distanza alimenta il particolarismo, ma fa lievitare ogni timore. è l'eco della passione e delle voglie, ma è altrettanto un pozzo buio in cui la luce degli occhi può poco. è che però, fortunatamente, la distanza ha la scadenza ben impressa sul biglietto di ritorno: frenesia nel contare i giorni, puntellare le ore, esasperarsi per un ritardo su rotaie di cinque minuti. cosa sono una manciata di minuti rispetto a settimane di attesa? mai sottovalutare la potenza del controllo del tempo: quando ci facciamo attenzione, ogni secondo rallenta come per dispetto, sentendosi apprezzato e volendo conservare quella fama un po' di più.
tic tac tic tac tic...
postato da: atelkin alle ore 15:04 | Permalink |
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lunedì, 13 agosto 2007

vorrei una fiat 1500. vorrei che mio nonno mi avesse insegnato a guidare. vorrei non poterlo vedere sorridere solo dalla foto cerchiata di una lapide. vorrei vederlo sulla 127, con lo scudettino del pescara ingiallito che ruota attaccato al retrovisore, singhiozzando su ogni buca della strada. vorrei poter aver vissuto con lui il diploma, la laurea, i primi lavori. i primi scritti, le prime pubblicazioni. vorrei aver avuto una sua pacca sulla spalla e un suo abbraccio anche per tutto questo. e, magari, anche qualche rimprovero. vorrei vederlo comprare ancora le merit, il giornale cittadino. radersi la barba con la lametta, dopo aver preparato con attenzione schiuma e acqua calda. vorrei vederlo giocare con la brillantina e il pettine nero, sottile e delicato come le mani di sua moglie. vorrei osservarlo mentre fa il nodo alla cravatta, mentre sistema le mollette sulla manica della camicia. vorrei prendergli dal cassetto il maglione giallo con il collo a V, che gli piaceva parecchio e che ora metto io, nonostante mi vada corto di maniche. vorrei sentire il rumore del suo clacson quando passava a prendermi a casa per portami all'allenamento di calcio. vorrei vederlo aspettarmi dietro la porta d'ingresso del campetto, con la pizza bianca in mano e un sorriso stampato in faccia, nonostante i miei gol fossero rari come mosche bianche. vorrei non poter essere più l'unico Ernesto della famiglia: quando c'era lui io ero Ernestino, lui il grande. essere un diminutivo per un uomo così grande mi ha reso sempre felice, mi sentivo legittimato a far bene quanto lui.

postato da: atelkin alle ore 10:35 | Permalink | commenti (16)
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lunedì, 06 agosto 2007

virzì è stato definito, da molti, come uno dei migliori registi italiani, l'ultimo dei grandi, ecc.

io per regista con la R maiuscola intendo ancora una figura intellettuale, artista. una figura guida per la società, che sappia anticipare i tempi, indicando il marcio che sta per arrivare e non urlare quando siamo già nella merda. insomma, un regista - come uno scrittore, un giornalista, un critico, un sociologo anche, a suo modo - deve, con i mezzi che a disposizione, non limitarsi a raccontare la quotidianità, ma anticipare con forza i problemi se vuole fare un cinema vero, non un servizio di telegiornale.

con questo non voglio negare la contemporaneità di un film, per carità. non voglio dire che non si possono realizzare film su ciò che ci circonda al momento, ma riprendendo monicelli "a me sembra che quasi tutto il cinema italiano recente rappresenti la realtà come se tutto andasse bene così com'è, senza dissacrazione né grande critica".

perchè virzì. perchè ho visto e letto che la sua prossima pellicola, con ghini e quella cagna opportunista e non-attrice della ferilli, parlerà di un argomento innovativo, scioccante, da precursore: dei call center. cioè, arriva dopo anni in cui docenti, ricercatori, stampa, sindacati, mondo del lavoro, ecc. parlano e parlano di call center. cavalca l'onda, quando magari avrebbe dovuto anticiparla anni e anni fa.

è questo secondo me il ruolo del regista adesso, se non vuole limitarsi a narrare grottescamente quanto di grottesco già esiste. non essendoci spazi per una critica feroce della realtà, bisogna obbligatoriamente o relazionarsi al passato (vedi: l'ultimo film di monicelli) o guardare al futuro, anticipando allo spettatore, grazie alla propria arte, tematiche future, problemi in vista.

postato da: atelkin alle ore 11:04 | Permalink |
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domenica, 29 luglio 2007

sintesi in archivio di un altro ritorno a casa. ogni scusa è buona per creare occasione di cibo, contatti sporadici con parenti/amici/conoscentu e saluti riferiti al natale. fa strano pensarsi in cappotto a quaranta gradi, immaginando già le prossime sintetiche chiacchierate su mesi di attività a città di distanza. il fresco di un bar, un discorso rapito in poche minuti, ma felicemente colmo di partecipazione ed educazione comune: enzimatica relazione amichevole nel vago - ma cadenzato - raffreddarsi di un aperitivo analcolico. dopo il carosello tutti a nanna, in un altro risveglio di kilometrico viaggio su rotaia...

postato da: atelkin alle ore 01:14 | Permalink |
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